Una sera, ormai tanto tempo fa, sono uscita con una persona splendida.
Era mattina presta, io avevo le calze rotte e una voglia di baciarti che non riuscivo a saziare.
Eravamo li', seduti ad un tavolo di un marciapiede vuoto. Lo scavalcarti per entrare a comprare le birre. Il cadere della cenere della sigaretta sul seno.
Passava solo qualche donna di tanto in tanto. E noi, inventavamo una vita ad ognuna.
Se non passava nessuno, leggevamo il giornale. Tedesco a voce alta. Lui, un insegnante di quelli tutti orgogliosi - anche quando non c'e' alcuna ragione per essero.
Fu in quella mattina, che un po' scherzando e un po' fiducioso, mi chiedesti di farti un quaderno, scrivendo quello che avrei voluto dirti quando non c'eri. Quello che volevo.
Nome e cognome nella prima pagina. Poi il resto era tutta tracia libera.
E da quella sera, mentre ti penso, ricamo un'agendina blu di parole e immagini. Di sogni e fantasie, di colori vivi, con la sincerita' di una bambina, con la voglia di te sempre addosso.
Forse e' finito, forse no. In ogni caso, quando mi hai guardato ieri, ho sentito il peso del ghiaccio tra i nostri sguardi. Un peso di tempo scaduto, un peso da ultimi sgoccioli.
E allora, che domani sia giorno di saluti, se cosi' vuoi.
Curiosa di vedere la tua faccia, curiosa di vederti sorridere sfogliandone le pagine. Fossi Umberto Eco, le avvelenerei, quelle pagine. Invece non sono altro che Claudia Palamara, quindi ci faro' cadere due spruzzi di profumo per poi attendere risposta.
Curiosa di vedere quanto davvero ti interessasse/-si.
Che ho come l'impressione che entro breve, avro' da preoccuparmi di ben altro che te.
Forse forse, inizia a tirare il vento dal verso giusto.
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