lunedì 31 maggio 2010

ecco.

jean-chiller@gmx.de (E-mail Address Not Verified) dice: (20:38:05)

hey baby...i don´t know how i say this...ähhh...hmm..."i miss you"... i must say my bearing was not ok...but is was i can´t sleep...this is not a ploblem now...sorry...when you think im a "blöder arsch"....then i see this...:(...sorry
jean-chiller@gmx.de (E-mail Address Not Verified) dice: (20:39:24)

mail back please

sabato 29 maggio 2010

Gibt es ein perfekter tag.

Du, du, du..
Du, du, du.."Hallo?"
"Ehi! Wo bist du?"
"Zum haus, ich schlafe"
"Ach so..i'll let you sleep so"(il mio tedesco non arriva nemmeno a questo)
"Thaks"
"Ciao!"

Finale perfetto, per una giornata perfetta.
Che anche se sogno che mi marcisce un braccio a causa del mio alcolismo, a colazione ho ordinato un Syrah.
Falafel, pisolo di 5 ore, ed altre due bottiglie e un litro di vino sfuso, io la mia coinquilina e il suo uomo. Quello ufficiale. Quello piu' segreto ho pensato io a coinvolgerto appena li ho lasciati. Non che avessi ora, alle 3.34, alcuna energia per vederlo, ma volevo essere sicura che fosse a casa a dormire e non con la sua donna o con un'altra.
Non vorrei nulla piu' che giornate cosi' nella mia vita, tra il parco, le pizze giganti e fumare coi piedi a penzoloni sul fiume. La fatica dell'alzarsi e la fatica dello stare dritta e seria.

"That's so strange.." Ci ha detto lui.
"Everytime that one of us is going to have some troubles with one of each other, one of you start to sing "Guarda guarda in capo c'e' una nuova giocatrice". And it works! There could be the peace in the world if everyone were like you!"

Che in campo ci fosse Mila e Ciro, e che ci fosse papa' Totomura e che Vasco canti "Qualche volta fai pensieri strani..con una mano, una mano, ti tocchi", poco importa.

Ridere, a qualunque costo. Nulla di piu' bello.

giovedì 27 maggio 2010

Autistic or only German?

Giusto mentre il bus stava arrivando, dopo piu' di venti minuti che lo attendeva li' a pochi metri da me, si tiro' la custodia della chitarra al petto. Con la faccia seria si affretto' a estrarre dalla tasca laterale un calice da vino, lo strofino' con la manica e me lo porse sorridendo zitto.
Io a sorridere non ci sarei proprio riuscita, pero' lo feci lo stesso. Gli ricolmai il bicchiere con del "Capliolo" lieblich, rigorosamente raccolto dall'angolo angebot dello spaeti.

"You drink alone?"
"Better then don't drink."

Che a bere da sola non ci ero mai arrivata. Che arrivare ad aspettare qualcuno alzata fino alle 7 di mattina, non c'ero mai arrivata, che piangere come una bambina non mi capitava da molto, molto tempo. L'ultima volta ero a scuola, accartocciata in cortile a piangere perche' nessuno mi aveva mai regalato un mazzo di rose.
Ora mangio uova sode a letto, ascolto "Somewhere over the rainbow" e guardo Bud Spacer. Solo perche' visto che non posso averti, cerco di diventare come te. Cerco di diventare te.
Di assimilarti, ora che mi ricordo ancora il tuo odore. Ora che mi ricordo ancora come ti muovi. Ora che tanto di te non mi liberero' ancora.
E allora bevo sola, si'. Che quando lo facevamo insieme, era come farlo da sola.
Che quando mi svegliavo e bevevo vodka-tea allungato, ridevi.
"Oh, so funny!"
Magari non era proprio funny sai. Mi fa piacere che ti rallegrasse vedermi in quello stato senza che ti preoccupassi minimamente.
Quindi, se non lo facevi tu, non lo faro' neanch'io.
Saro' te a tal punto che se non ci sei tu ad ignorarmi o maltrattarmi, dovro' far da sola.

L'amante dell'amante. (scopare con uno fidanzato che ha come amante la tua migliore amica)

Il ruolo dell'amante e' degradante per il semplice fatto che e' un ruolo in cui ci si accontenta di completare l'uno in quello che la fidanzata non sa dare.
Ammettiamo anche di star parlando di una fidanzata che ti completa per il 60% su quello di cui hai bisogno. Che sarebbe gia' tanto.
Ma ammettiamolo e ammettiamo anche che l'amante ti completi per un altro 30%.
Chiaramente, l'uno, si da' per il corrispettivo.
Io, in tutto questo, sono ancora piu' in basso.
Sono l'amante dell'amante. Quel ruolo mitologico che qualsiasi cosa succeda, mai si puo' lamentare, mai si puo' dire "nel giusto".
Perche' la fidanzata e' l'esclusiva ufficiale, l'amante e' chi spera di diventarlo.
Ma l'amante dell'amante e' piu' che una semplice rovina-coppie. E' qualcuno che silenziosamente accetta di non volere piu' di una scopata.
E' quella che vede tutto e sta in mezzo, esattamente come l'uno. Con la differenza che lui ha il potere di giostrare la ruota a suo piacimento, mentre io sono nulla piu' che un'osservatore.
Una che accetta, insomma, di essere la peggiore dei quattro. E come tale, accetta a priori di essere la prima a cadere dalla giostra.
E anche quando si raggiunge all'inevitabile fine che si aveva dovuto accettare fin dall'inizio, non ci puo' essere piu' che un "i wishED that you needED me". Una speranza infranta, che a logica, non puo' esserlo piu' di quanto soffra una fidanzata nel separarsi da una certezza.
Ma allora perche' io ci soffro con la stessa intensita'? Ci soffro piu' che se mi lasciasse il mio di ragazzo, ci soffro piu' di quanto soffrirei se dovessi litigare con l'amante in questione, non che mia migliore amica?
Non saro' cosi' idiota da dare piu' peso ad una speranza che ad una certezza, non saro' cosi' illusa da credere di poter avere ancora di piu' di quanto ho gia'.
Un'amica e un fidanzato. Non e' roba da tutti; per quanto mi riguarda, non e' roba da sempre, almeno.
E' questo che vuol dire essere immaturi? E' questo che si intentende con il "non sai quel che fai"?Io, che ero sempre stata sicura di esserci sopra a questi parametri.
Io che mi sento cadere e precipitare a peso morto, decidendo in stato di veglia di andare a sbattere contro ogni spigolo che incotrero' mentre saro' nel vuoto.
Io, che non risparmio nessuno, cinica e vittima di un senso di onnipotenza ben lontano da quello che e' la realta' delle cose.
Io che comunque, cosi' come riesco a dirlo ora, riesco a sapere di stare sbagliando e stando e standomi facendo solo del male.
Io, cosi' lontana dal mio cervello, cosi' in pace nel sapere che nel caso, c'e' sempre una via di fuga sicura.

Sapere quanto la morte sia vicina alla vita al punto di spingermi sempre al limite.
Una scusa, che non basta a perdonarmi. Una scusa, che mi costa una dignita'. Una scusa, che non posso raccontare a nessuno.

domenica 23 maggio 2010

La radio che casca nella mia vasca d'acqua tiepida.

E' venuto il momento di capire. Capire che mi piacciono i disperati perchè il mio obiettivo di vita è passare le giornate fatta in poltrona a ascoltare gli Eurythmics, ma che non lo faccio perchè non sta bene.
Capire che sono una sottoborghese con l'anima di Sick Boy.
Capire che è una convivenza difficile, perchè una sottoborghese non schifa lo sballo, ma "lo usa con scopi più produttivi di quanto farebbe un tossico per strada". Uno di quelli della Milano coi genitori che si sono costruiti la casa da soli e invece loro a 30 anni abitano da soli e mantenuti, perchè la realtà non è più quella di una volta.
Perchè in realtà, forse i miei genitori hanno smesso prima di spendere i soldi in fumo e alcol e hanno risparmiato. Io risparmio, ma quelle sono cose essenziali quanto l'affitto e il frigo mezzo pieno.
E' una convivenza difficile perchè il limite tra lo sballo costruttivo e quello autolesionista è fragile.
Perchè so che ci sono cose di cui sono convinta ma che comunque mi comporto in modo diametralmente opposto. E me ne accorgo in un frangente di ragione che non è propria della della mia morale ideale nè di quella con cui agisco.
Dunque, facciamo così: io ci provo, a camminare sulla linea d'equilibrio. Quando mi sfracellerò al suolo - e sicuramente non me ne accorgerei -, mi venite a raccogliere.