E' tutto quello che ricordo di te ora. Ci ho pensato così tanto, che il nastro si è logorato.
Ti ho pensato così tanto che ho coniato un parola a parte per indicare il "quando penso a te". Che sarebbe "punkpunkpunk" (da leggere veloce), che è un'onomatopea divertente, rende bene il martellare dell'ossessione che avanza.
Chiaramente, tutto ciò deprime-diverte solo me. Rendiamoci conto. Ciò significa che mi sto inventanto un dizionario per parlarmi da sola.
Ciò significa, che mi sto rincoglionendo. E di brutto anche.
Se non altro, a furia di punkpunkpunk, ho capito cosa provo quando sto con lui: di essere immersa in una pozza di dolore, vicinissima a un'immensa gioia.
Quale poi, non ne ho idea. Del perchè, tanto meno.
Ma vista la frequenza dei nostri incontri, per quanto io sia lenta, la prossima volta dovrei avere le idee ben chiare. Quanto questo sarà utile farmi chiudere le gambe, poi non lo so.
Anzi, so perfettamente che non servirà affatto.
Sono anche arrivata alla conclusione che l'unico modo per risolvere la situazione è assumermi tutte le colpe ed assolvermi. Come posso incolpare lui? Non c'è, non mi risponde nè mi ascolta. Non lo conosco, nè so cosa c'ha in testa. Mai lo saprò.
Sarà poco salutare per la mia autostima e farà un male dell'ostia, ma della mia salute mentale ormai non c'è rimasto più nulla, quindi tanto vale abusarne.
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