mercoledì 16 febbraio 2011

Aprite il sipario, atto II.

"Did you miss me?"
"No"
"Oh, please!"
"No, I didn't..I though you were gone forever."

Me l'ero scordato, Moses me l'ha ricordato. Mi ero scordata che a settembre non vedevo l'ora di tornare in Italia e vi erano ben poche possibilità nella ma testa labile che sarei mai tornata.
Poi dopo qualche mese di Milano, mi sono resa conto che non si aveva propro da fare, e ho dato per scontato, almeno dentro di me, che sarei venuta a vivere a Berlino.
Senza minimente considerare che io qui ci avevo vissuto "da vacanza". Da problemi creati e cresciuti senza che mai poi avrei dovuto affrontarli.
E ci son anche tornata, dimenticando che avrei dovuto, una volta per tutte, prender posizione.

E di lui che ci faccio? Il destino mi tormenta, continuo a vederlo in giro per Prenzlauer Berg con contorni di "Ciao dove vai che fai" ed oggi siamo arrivati al "Passi da me domani al lavoro?" "Okay..".
Maybe, okay un cazzo.
Ma non posso nemmeno far finta che non mi manchi passare una notte trascinata per giorni con lui, di non aver voglia di raccontargli quello che mi passa per la testa come si può fare solo con chi non ci interessa minimamente. E' solo che il suo non interessarmi è una condizione esterna, mentre di mio sarei andata in tutt'altra diirezione.
Tutt'altra direzione forse no, però a tutt'altra volocità sicuramente.
Che di fatti è comodo per lui avere a che fare con una che di pretese non ne ha mai avute.
Dunque, il piano è questo: domani passo di lì, gli chiedo di uscire a fumare una sigaretta e gli dico che se ci ha voglia di vedermi, di prendersi l'impegno di una serata per me. Che io di star lì ad aspettare lui che finisca di lavorare come un cane, non ne ho intenzione.
Insomma, l'immoralità mi va ancora bene, però almeno al rispetto non ci voglio rinunciare.
Ovviamente, conto sul fatto che lui annuisca gentilmente e che poi svanirà senza mai più chiamare. Giusto perchè, io non riesco a smetterla, provo a punzecchiarlo con paletti, delegando ogni decisione.

sabato 1 gennaio 2011

La Vane si scopa il mio amante.

Mi sono auto punita. Visto che nessuno lo faceva, ci ho pensato io. Perché mi sembrava giusto così, perché non mi ricordavo di quanto facesse male.
E invece il senso di nausea e giramento di testa sono tornati, esattamente come l'altra sera, quando me ne sono andata lasciando la mia amica dal mio scopoamico. Il malessere mi ha anticipata, perché lo sapevo che sarebbe successo, era nell'aria che sarebbe successo.
Ci ho messo due giorni e mezzo a riprendermi, 71 ore di sonno e qualche attimo di veglia con crampi lancinanti.
Pareva passato, ma ora che me l'hai detto che è successo, mi sa che non se ne andrà mai più.
Pensare che l'ho voluto io: come ho potuto fare di tanto peggio per due volte, due, in vita mia? Perchè ho voluto far soffrire fino al farmi odiare le mie migliori amiche?
Che razza di persona sono, io che mi preoccupo in tutto, in ogni momento, di distribuire il bene a mani piene?
E' forse possibile che il mio equilibrio sia fatto per tutto il tempo di buone azioni e di rare e uber infime scappatelle?
Avrei davvero bisogno di rimpolparmi, ricordarmi cosa voglia dire essere amata e non solo apprezzata, stimata o desiderata. Tutto, tutto insieme con ancora un qualcosa in più.
Io lui non lo amo e non lo amerò mai, gli voglio un sacco di bene ed è una persona che dopo 6 anni, mi sembra impensabile perdere. Eppure, pur essendo solo questo, e non l'uomo con cui vorrei stare per il resto della mia vita, ma che non ci sta - come era invece con V. e M. -, vederlo cedere alla mia amica tettona mi ha ferita nel profondo, dove tutto era inturgidito da tempo immemore.

Mi chiedo solo, speranzosa, se questo basterà a non farmi continuare a peggiorare le cose con loro. Che magari con M. è troppo tardi, ma con V. ci stiamo costruendo un futuro, finiremo con il rivivere insieme tra un mese, mi racconta tutto, anche appena il galeotto la chiama me lo dice.
Ed io ci soffro, ci soffro anche lì perché sono gelosa.
E io, cosa ci guadagno in tutto questo? Di essere trattata saltuariamente da puttana da un impotente e da un ammasso di ego?

mercoledì 22 settembre 2010

Ennesimo schiaffo a cinque dita

Marghe:
"Ci terrei a dirti una cosa.
Io non voglio sparire, ma allo stesso tempo non voglio tornare a prima per ciò che riguarda il nostro rapporto.
Se non sbaglio uno dei motivi per cui ci separammo sicuramente per me di ultima importanza ma comunque nel calderone delle cose, fu che andasti a letto con chi ti avevo chiesto gentilmente di non farlo.
Ora tu torni dopo che sei stata via quasi un anno e mi racconti che hai fatto esattamente le stesse cose solo con un'altra persona.
Ora, non ho nessuna intenzione né di giudicare né di mettermi tra i fatti vostri, solo deduco che da quel punto di vista non sei cambiata e a me non va di dare fiducia a una persona che si comporta così.
Quindi ecco, vorrei solo farti capire che ti voglio bene ma che non mi va più di avere un rapporto d'un certo tipo con te."




Non c'è niente di peggio che sapere cosa è bene fare e fare l'opposto.
Non c'è niente di peggio che vedere la tua migliore amica di sempre puntare l'indice e darmi contro per questo. Come se non sapesse quanto sia diverso il sapere dal fare.
"Puttana" è un giudizio troppo facile per sentirselo dire da te, che lo vedresti, se solo lo volessi vedere, che quando ti racconto i miei sbagli tremo di senso di colpa.
E' più forte di me. E pare solo una debole difesa sussurrare "Fa male a me quanto a te", ma è una laida verità.
Anzi, io soffro ancora di più perchè so esattamente come sono andate le cose, nei più grotteschi dettagli; cose che voi, entrambe, nemmeno immaginate. Anzi, temete tanto che possano esser vere, che non me ne avete mai chiesto nulla.
Ho perso prima Marghe, per non avere nulla dal ciccione, e subito dopo Vale, per perdere ancor di più dall'ex galeotto.
Poi mi venite a chiedere come può nausearmi tanto l'idea di fare sesso.
Ecco il reale perchè: perchè per me è solo un gioco di competizione per dimostrarvi che sono migliore. Perchè non ho altro in cui possa sperare di esser migliori di voi ed è una realtà tristissima.
Mi dispiace, ma ne sono vittima io prima di voi e vi amavo già troppo per allonanarmi prima di arrivare a questo punto. E' un vizio che ho, ma per quanto orribile sia, non sono riuscita ancora a separarmene.
Per assurdo, paradossale che sia, io starei molto meglio ad avervi a fianco ora; come si dice "il più è passato".
Per me però, lo so.
Ora sono le vostre ferite a doversi richiudere e io non posso che star seduta ed aspettare un vostro gesto.

giovedì 9 settembre 2010

Io, solo io.

Forse troppa autostima, ma credo di aver quel qual certo fascino da personaggio di film noir alla Hitchcock.
Pensando che un viaggio in treno non possa che voler dire guardare fuori dal finestrino in piedi per tutta la sua corsa. Perché di sicuro noterei qualcosa di interessante. Anche un uomo sul retrobottega seduto a terra, solo, a guardare le sue arance appena colte o una macchina parcheggiata dietro ad un bosco con una coppia che cerca intimità o una ragazza scorta ballare nella sua cucina sono per me scene che nemmeno il sonno mi avrebbe potuto rubare.
Ed io, solo io, avevo la forza di coglierle, come fossero rami carichi di pesche mature sopra teste piegate dal peso della giornata ormai volta al termine; io non avevo nessuna fatica lavorativa che mi gravava sulle spalle, solo Bob Dylan per le orecchie e il naso schiacciao sul finestrino.
C’era un'altra ragione per cui non me ne sarei potuta stare bonariamente seduta come ci stavano quei culi sicuramente più gonfi di sonno di quanto lo fosse il mio corpo intero. Mi mancava l’aria: quando mi interrogano a riguardo affermo di essere claustrofobica, ma non è che una bieca autodiagnosi che pregiudica delle orecchie disinteressate ad ogni qual discorso proteso per più di un periodo.
Perché io chiusa in una stanza da sola ci sto da Dio. Ma non se con me c’è qualcun altro.
Mai, per tutto l’oro del mondo, avrei accettato di chiudermi una porta alle spalle senza una comoda via d’uscita, sia anche solo un finestrino che mi offrisse un panorama che io, ed io sola, avrei carpito. Volevo aver più di tutti gli altri passeggeri della carrozza, fosse stato anche un odore di piscio che si alzava dalle rotaie o delle ucraine che si spogliavano e rivestivano su dei binari morti. Che per loro questo sia meno interessante che leggere un giornale, non fa che incrementare la mia tenacia.
Perché io, solo io, ancora una volta, ne percepivo il valore.
E lo vivo come fosse un dono di Dio, insegnamenti in codice codificabili da pochi eletti.
Ed io, solo io, su quel treno ero in piedi col sorriso rivolto ad un immagine che si mostrava e subito dopo ripartiva nella sua evoluzione.
Come avrei potuto deludere il mio Dio ignorando le sue parole? Certo, come messaggi subliminari arrivano a tutti. Ma io, io posso viverle come emozioni manifeste ed in quanto tali ne potevo riflettere con coscienza, senza che dobbano incubarsi nell’inconscio e svelarsi quando parrà loro. Io le ho tutte tra le mani le Sue parole. Ho visto i suoi consigli in descrizioni di parabole che non potrebbero essere più efficaci.

Una donna supina a mani congiunte intenta a sgranare perle di rosario come fosse una miniera di futuri migliori, un bambino a naso all’aria con lo sguardo fisso nel sole, i passeggeri senza biglietti sgattaiolare dai loro vagoni come fossero topi scovati dal gatto.

La vera misticità non sta in loro, ma in me che li vedo susseguirsi una dopo l’altra.

venerdì 27 agosto 2010

- 5

Ieri ultimo giorno di lavoro.
Sono iniziati i saluti e, soprattutto, i festeggiamenti: visto che ripartire mi e´ pressoche´ ineccepibile al momento, puo´ essere una buona, ennesima scusa per bere ininterrottamente giorno e notte.
E non c´é niente da dire, sono di ottimo umore. Neanche se Pete Doherty fosse qui con me a cantarmi "For lovers" sarei tanto pimpante.
E finito al lavoro, sono andata con un amico a ballare, tornata a casa, alle 5, scrivo al biondo:
"When i m bed, before i sleep,i put a hand on my back, just up the ass, and with the other hand i touch me. This since last day spent with you, thinkin´ that s your your hand and that s your body behind me. I could do it only thinkin about you. Make it happens again."
Subito dopo, sono crollata come una bimba sotto sedativi.
Alle 8 mi sveglio, lavo i denti (megli tardi che mai) e do un occhio al cellulare: 10 chiamate perse e 2 messaggi.
Ecco una delle ragioni per cui e´ lo stronzo migliore che abbia mai avuto vicino: quando faccio qualcosa per lui, lo apprezza sempre.
"Ich will dich jetzt!" (ti voglio ora)
Lo richiamo, cerchiamo di organizzarci per trovarci nei prossimi giorni, fallendo.
L´importante per me, come sempre, e´ sapere che lo vuoi. Cosí sono davvero sicura che ci vedremo, molto piu´ che se mi avessi dato un appuntamento, che quelli saltan via come tappi di birre.
Sono le 11.40 e non mi sono ancora riaddormentata; anzi, mi sono alzata, Dr Martens, calzoncini e maglietta del pigiama (chiaramente senza reggiseno, che importerebbe poco se non avessi la 4°). Diretta diretta al kebabbaro sotto casa (lo stesso che due giorni fa mi ha tristemente confidato, senza che me ne interessassi minimanete: "Non faccio l´amore da 6 settimane..lavoro sempre".
Col mio bel falafel in mano, fatto la spesa e guardato un film.
Quello che di solito faccio in tutta la giornta l´ho riassunto in una mattinata. Ed la specialita´ del week end sara´ Berghain domenica mattina. Come m´ha detto l´accompagnatore in questione, gay: "Domenica mattina mi piace molto fare branch, bere un poco prosecco, sf! un po´ di speed e poi Berghain".
Mia nonna, domenica mattina va a messa. Io vado in una discoteca tendenzialmente omosessuale dove servono la cocaina sui vassoi, dove regna il sesso libero e la techno inizia il venerdi´ e continua ininterrottamente fino al lunedi´ successivo.

Forse forse, e´ anche per questo che son contenta come una pasqua: tornare a casa vorra´ dire dormire, dormire, dormire.

domenica 22 agosto 2010

Ce monde icy n'est qu'une misère

Ce monde icy n'est qu'une misère
Et l'autre n'est qu'une chimere
Bienhereux qui f...e qui boit
J'y vivray tousjour de la sorte,
Priant le bon Dieu qu'ainsi soit
Jusqu'a ce qu'un Diable m'emporte.

Claude de Blot l'Eglise


("Questo mondo è una miseria, e l'altro non è che una chimera. Fortunato chi f… e beve. Io affiderò la mia vita alla fortuna pregando il buon Dio che sia così fino alla fine quando un Diavolo mi trascini via.")