lunedì 9 novembre 2009

Un tipico lunedì mattina di Novembre

Appena alzata, in un giorno che la mia Moleskine mi ricorda essere quello lontano esattamente un mese dal giorno della partenza. Dopo una domenica morta, almeno quando le foglie brune su cui scivolo puntualmente una volta al giorno.
Accendo la stufa, autocompiacendomi di quanto mi riesca bene, e vado in cucina. Solo sei milioni di piatti sporchi e il frigo vuoto, con un vasetto di piselli (chissà perche comprarli poi) in fondo nel buio e mezza tazza di latte. Vada per latte e Nesquik, quando anche a tre anni lasciavo lì la tazza piena aspettando che mio padre fnisse il caffè per leccare il cucchiaino e mangiare lo zucchero impregnato di caffeina sul fondo.
Torno in camera e la stufa si è spenta. Dopo brontolii striduli pigolati a voce medio-alta, mi accovaccio nella poltrona in cui passo i pomeriggi-sere-mattine-notti e mi arrendo ad ascoltare Neil Young, come fosse una malinconica e dolcissima perseguzione.
Mi accendo una sigaretta con i dovuti sensi di colpa, ripensando vagamente al contratto che vietava di fumare in casa, siglato con il mio nome e cognome. Come se il mio nome e cognome avessero un qualche valore.


E in questa gelida camera io dovrei cercarmi un lavoro, di nuovo, come un mese fa.
E io che vorrei solo andare al bar sotto casa e guardare le madri i famiglia con il loro terzo litro di birra della giornata.

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