martedì 10 novembre 2009

Perchè partire, ragione 2° - Alla ricerca di nuove parole


Ci sono delle sensazioni che non si possono descrivere. Come l'amore, la bellezza, il fascino, l'ira.
E poi ci sono delle cose che non hanno un nome.
Sentire i raggi di sole sulla pelle nuda, la gioia che si prova nell'ascoltare una verità, guardarlo negli occhi con il naso che sfiora il suo.
Sfiora, ma non sfiorisce.
È un nascere perpetuo, un inseguirsi di odori-amori che sfugge ad ogni percezione ben delineata, definita.
Mi mancano dei nomi, nomi intesi come il rinchiudere ogni singola stimolazione della pelle-carne-cuore in dei confini.
Sono le cose per cui vivo, le emozioni forti che affondano come lame sottili nel profondo, fuggendo ad ogni difesa ed ogni sguardo.
Il dolore si sente solo quando il coltello è già versato nella carne.
Non è male, è solo vuoto.
È questa la sensazione che voglio perpetuare nella mia vita. È questo vuoto uscito dalle membra di un corpo pesante d'adrenalina che voglio fare mio, catturare e studiarlo nel suo intimo, come lui fa con me.
Per questo la mia vita non ha un nome.
Come se non fossi mai nata, come se, da ormai vecchia, tornassi ad essere embrione.

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