C'è un cappello sul tuo viso.
Avessimo pouto fare sesso vestiti, al buio, sciogliendo i nostri corpi all'aria, lo avresti fatto. E quei capelli erano dovunque; avresti potuto usarli per denudarti, invece che per nasconderti ulteriormente da un qualcosa ce non fosse carne.
Rideva di questo tuo dare per scontato che chiunque ti sarebbe saltata al collo dopo solo un paio di tue parole. E ho smesso di farlo guardandomi sbiascicare frasi insensate salendo le scale del tuo paradiso.
“C'è forse qualcosa di più poetico di Milano in una notte d'estate?”, pensavo in quei mesi.
Ed è lo stesso che penso ora di Berlino, affacciata a Gorlizberg con un bicchiere di vino, l'autunno fuori e un incomprensibile voglia\energia addosso che non riesco ad incanalare; e mentre cerco di farlo scovo dentro di me solo orgoglio misto a odio. Tutto ciò che ho sempre creduto di non avere. Insieme a te.
Ed è infantile la voglia che ho di dirti “No” almeno una volta.
Mi sento vecchia a disprezzare discorsi altrui costruiti intorno a storie di droga. Mi sento annoiata dai discorsi seri.
Per voi è facile puntare il vostro indice verso il mio naso, sostenendo che sia superficiale vivere di alcol, sesso e risate.
Ma non è forse lo star bene il fine ultimo di ognuno?
La mia filosofia analizzatrice si è consumata in questa soluzione finale.
E non me ne abbiate, si tratta solo di avere vent'anni.
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