lunedì 16 novembre 2009

New coat of paint






[On air: Tom Waits - New coat of paint]



Era solo un'ombra nel buio pungolata da rintocchi di campana.
Passi come fossero note di uno strumento da intrecciare al più popolare e sicuramente più pio suono di sottofondo. Segreta melodia che nemmeno lei sapeva di star componendo: melodia di dolci versi di camminata incastonati in un grezzo spartito .
Nello star lì a guardarla risalire la gradinata di pietra orchestrai al meglio ogni suono, sino a rendere il fruscio della mantella una cetra, i suoi occhi vispi un piano malinconico.

Mi venne incontro con uno sguardo basso e sempre vigile.
Rimasi seduto a godermi lo spettacolo, fino a quando non mi gettò le sue braccia al collo, rendendo la musica un dipinto dallo sfondo stellato.

“Ogni parola provoca un soffio senza che la neve toccasse terra la luna annegò nel tramonto rosa senza inganni. Una ragazza buia che si intreccia i capelli sull’albero di ciliegie.
Credere alla notte come credere da soli a se stessi, senza pantere scarne che vagano la foresta scagliando le liane da legarsi al dito per portarsi al guinzaglio.
È solo inchiostro e oro, crema e kiwi, dal lungo becco e piume infeltrite di tanto in tanto.
La cintura, la vita un tango, il poliziotto sotto la pioggia.
Credevo fossero castagne di un tema autunnale quel ricordo di nonna dietro l’antina d’armadio di un beige tortura che ne sottolineava il cielo negli occhi con nuvole barocche che si infilano in ogni fessura senza lasciar nemmeno respirare.
Tra mano, righe e significato. Sovrapponendo le idee in costrutti da animale durante una brutta giornata d’inverno quando escono le colline da ogni nuvola e il cielo si copre di carne e anima, come un matto che guarda fuori dalle sbarre di ferro.”

Ora era Poesia a posare le sue dita sulle mie spalle di carne, così come le parole che uscivano dalle sue labbra socchiuse. Potevo sentire il tonfo di ognuna appesantirsi nei ciottoli sistemati a terra.
Avrei allungato le mani per catturarle, come fossero petali di viole appena sbocciati, se solo avessi saputo dove metterle.

La presi sotto braccio, le divaricai le gambe col piede destro e danzammo tutta la notte, tutto il giorno seguente e quello dopo ancora, fino a quando il fluttuante discorso non fu ben distribuito nell'aria.
Si poteva sentire l'odore permeare ogni cosa, a raggio tra sterpaglie, meli, case succinte.
Lei e noi al centro, inebriati.
Cademmo a terra; e allora furono solo baci e assaggi di pelle, per ricolmare nuovamente le nostre fauci di magia creativa, come fossimo mostri affamati.
Riempimmo la bocca di noi, poiché null'altro al mondo avrebbe potuto saziarci.

Poi fu l'alba di tre giorni dopo, a svegliarci per una nuova danza.

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