venerdì 6 agosto 2010

Tutto quello che non riuscirei mai a dire guardandoti in faccia.

Pare che la tempesta si sia calmata.
Ieri sera siamo uscite di nuovo io e V.
Tutto come sempre, a bere allo Späti del Jim Beam Cola in lattina per 3 euro e 90. Sapevamo entrambe che c'era un argomento tabù, un io che parlavo del Punk e tu che, per la prima volta, non parlavi di P.
Credo di poter finalmente dire che non vi vedrete mai più. Tu questo lo hai già detto molte volte, ma non c'era nessuna ragione tanto squallida per non vederlo quanto quella che hai invece seduta di fronte a te, a bere dal tuo stesso bicchiere. Per questo non puoi dimenticarti che esista una ragione: tra voi è finita ed io ne sono la prova. Prova a non pensarci, mentre mi chiedi com'è andata al lavoro in questi giorni. Mentiresti se dicessi che l'unica cosa che senti quando parlo è un suono da odiare. Quando mi chiamerai per nome, penserai a P. che ti dice che vuole scopare con me e non con te.
Ci vorrà del tempo perché torni a vedermi come una persona di cui potersi fidare.
Vorrei essere sicura che avrai la pazienza di aspettare, tempo per accettare il fatto di perdere lui e riconoscere che è più importante che ci sia io ancora con te. Che di lui poco importa. Ma a me devi perdonarmi, perché se tu fossi stata nei miei panni avresti fatto lo stesso. Perché sei egoista come me ed è il momento giusto per riconoscerlo.
Mettiamoci una pietra sopra tutte e due, sali sulle mie spalle e saltagli in testa.
Siamo state unite, paradossalmente, nell'averlo, nel seguirlo, nello spiarlo. Nello scoprire tutte le sue menzogne. Mi spiace ammetterlo, ma ti ho riconosciuta complice di tanto in tanto. Che lasciavi dormisse nel mio letto come se nulla fosse, sempre seduto in mezzo noi, mai dal tuo lato, uscire in tre che è più divertente.
Ma tu sei la prima a sapere che le cose sbagliate succedono, che le persone sono cattive senza un limite.
Non mi ricordo neanche tutte le bugie che ti ho raccontato solo per aver modo di parlare di lui come un qualcosa di mio, inventandomi uomini passati e fantasmi presenti. Mi è successo questo, come devo fare? Perché ho bisogno di te, che tu sappia tutto ciò che per me è importante; e lui lo è stato non poco in questi mesi. Nonostante questo abisso di silenzio, ti ho sentita vicina come nessun altro lo è ora.
Ma è un abisso prossimo alla scomparsa, più nessun silenzio e più nessuna verità nascosta.
Quindi non lasciarmi ora, non stancarti di me adesso.
Proverò a riconquistarti, come si fa tra amanti. Ti ricorderò com'ero quando ancora non sospettavi niente e io ero nella parte del giusto.
Tra un mese me ne andrò e non posso permettere di lasciarti ancora imbronciata. Voglio che ti mancherò e che vorrai che tra un anno torni qui da te per vivere insieme, aprire il locale e metterci finalmente del vino bianco nel ghiaccio. Niente più scene di Sterni dimenticate nel freezer il giorno prima messe a scongelare in una ciotola d'acqua calda.
Andrà tutto meglio, avremo una casa in cui ci piacerà vivere, ognuna con la sua stanza e la cucina enorme in cui poter fare tutte le feste che vogliamo. Avremo il parquet di legno bianco grezzo e il balcone con il divano e il tavolino. Un poster di Johnny Cash in sala, le tende con stampate le nostre faccione felici verso l'esterno, la gigantografia di Jessica Beatrice Fletcher in cucina, le matrioske comuniste e il piccola Buddha gaudente.
Abiteremo a Neukölln e ci sarà lo Spätiman sotto casa che ci tratterà come fossimo figlie sue.
Per ora però siamo qui, coi piedi ben a saldi su una moquette grigia che puzza di fumo e sudore. È un inferno in cui è naturale peccare.
Credimi, cambierà tutto.

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