Il ruolo dell'amante e' degradante per il semplice fatto che e' un ruolo in cui ci si accontenta di completare l'uno in quello che la fidanzata non sa dare.
Ammettiamo anche di star parlando di una fidanzata che ti completa per il 60% su quello di cui hai bisogno. Che sarebbe gia' tanto.
Ma ammettiamolo e ammettiamo anche che l'amante ti completi per un altro 30%.
Chiaramente, l'uno, si da' per il corrispettivo.
Io, in tutto questo, sono ancora piu' in basso.
Sono l'amante dell'amante. Quel ruolo mitologico che qualsiasi cosa succeda, mai si puo' lamentare, mai si puo' dire "nel giusto".
Perche' la fidanzata e' l'esclusiva ufficiale, l'amante e' chi spera di diventarlo.
Ma l'amante dell'amante e' piu' che una semplice rovina-coppie. E' qualcuno che silenziosamente accetta di non volere piu' di una scopata.
E' quella che vede tutto e sta in mezzo, esattamente come l'uno. Con la differenza che lui ha il potere di giostrare la ruota a suo piacimento, mentre io sono nulla piu' che un'osservatore.
Una che accetta, insomma, di essere la peggiore dei quattro. E come tale, accetta a priori di essere la prima a cadere dalla giostra.
E anche quando si raggiunge all'inevitabile fine che si aveva dovuto accettare fin dall'inizio, non ci puo' essere piu' che un "i wishED that you needED me". Una speranza infranta, che a logica, non puo' esserlo piu' di quanto soffra una fidanzata nel separarsi da una certezza.
Ma allora perche' io ci soffro con la stessa intensita'? Ci soffro piu' che se mi lasciasse il mio di ragazzo, ci soffro piu' di quanto soffrirei se dovessi litigare con l'amante in questione, non che mia migliore amica?
Non saro' cosi' idiota da dare piu' peso ad una speranza che ad una certezza, non saro' cosi' illusa da credere di poter avere ancora di piu' di quanto ho gia'.
Un'amica e un fidanzato. Non e' roba da tutti; per quanto mi riguarda, non e' roba da sempre, almeno.
E' questo che vuol dire essere immaturi? E' questo che si intentende con il "non sai quel che fai"?Io, che ero sempre stata sicura di esserci sopra a questi parametri.
Io che mi sento cadere e precipitare a peso morto, decidendo in stato di veglia di andare a sbattere contro ogni spigolo che incotrero' mentre saro' nel vuoto.
Io, che non risparmio nessuno, cinica e vittima di un senso di onnipotenza ben lontano da quello che e' la realta' delle cose.
Io che comunque, cosi' come riesco a dirlo ora, riesco a sapere di stare sbagliando e stando e standomi facendo solo del male.
Io, cosi' lontana dal mio cervello, cosi' in pace nel sapere che nel caso, c'e' sempre una via di fuga sicura.
Sapere quanto la morte sia vicina alla vita al punto di spingermi sempre al limite.
Una scusa, che non basta a perdonarmi. Una scusa, che mi costa una dignita'. Una scusa, che non posso raccontare a nessuno.
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