E di nuovo a stilare un elenco: parole crociate, stecca di sigarette, olio d'oliva.
E di nuovo a giurare che sarà l'ultima valigia per almeno sei mesi, in un tono molto più speranzoso che minatorio.
Dopo essermi tanto interrogata credo di aver capito anche perché me lo rinfaccio con tanta insistenza: sono a casa e non ho niente, sono fuori ed è scontato che non abbia niente. È lecito che non tenga a nessuno, che non abbia ben chiaro come riempire le giornate, che abbia voglia di costruire tutto da capo. Non che conosca tutto di Milano, e riconosco che è ancora in grado di stupirmi con serate meravigliosamente piacevoli in una compagnia più che gradevole.
Solo, la trovo ostile. Ricca ma chiusa. E la odio esattamente come odio le persone intelligenti che si rinchiudono in gabbie di superiorità.
Infondo io sono quella che ha problemi a fare conversazione in gran parte delle occasioni, quindi i problemi che sorgono quando l'altro parla un inglese ostentato mi sono più che comodi.
Ah, ma mi sto impegnando eh.
Si, sto studiando duramente anche se sono perfettamente consapevole che per chiedere “mi passi il sale” in un tedesco corretto ci metterò almeno due anni. Dunque provo a compensare imparandomi a memoria frasi ad effetto, sempre perché l'apparenza è meglio che niente.
La cosa che davvero non capisca è come possa aver passato vent'anni qui in una solitaria serenità ed indipendenza, ma appena cambiata terra mi sia attaccata a cozza al primo povero stronzo che ho trovato sotto casa. Non sa cosa lo aspetta povero lui e la sua genuina ingenuità.
Non immagina neanche lontanamente che io sono qui a pensare a quanto bello sarebbe un figlio tra una sottoscritta bassa, grassa e mora e un lui punk alto, magrissimo e biondo.
In realtà, lo spero davvero che non ci pensi, se no sarebbe proprio un bel casino.
Già al tuo primo “Se vuoi stare qui per un po' non c'è problema, you're too nice to live in the street” ci sono rimasta un po' secca. Da quanto mi conoscevi? Quindici giorni? Un mese?
Figuriamoci poi quando me lo hai ripetuto ieri. Per non parlare di quando mi sono resa conto di aver accettato. Tempo 12 minuti e stavamo già parlando di come dividerci l'affitto, la gestione della casa, che bisognerà trovare un lavoro.
Frena. Freniamo, anzi.
Non so tu, ma io sono da questa scorciatoia ho già provato a passarci e ci sono uscita per miracolo.
Ora capisco la tua bionda chioma di bontà, ma le relazioni restano comunque un gran bordello, indipendentemente da quanto si è singolarmente stabili. O forse no? O forse è proprio questo il punto?
Forse se ognuno avesse una solida coscienza di sé, un rapporto sarebbe un gioco da ragazzi.
Se questo fosse vero perché ci si concentra tanto sul conoscersi reciprocamente, non dovrebbe essere solo uno stadio ultimo?
Ma quello che davvero mi chiedo è: se fosse così facile, mi piacerebbe ancora?
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