domenica 11 aprile 2010

Caso di vita n°11

Avevo tre anni quando mi persi per la prima volta in un supermercato.
Mi guardavo intorno e vedevo soltanto biscotti e surgelati. Se mi sforzavo riuscivo a scorgere dei vasetti di sottoli posizionati negli scaffali più in alto.
Ma di mia sorella neanche l'ombra; inarcavo la schiena in avanti ed indietro. Una volta anche verso il lato destro, sempre con le braccia ben incrociate sul petto.
Si sganciò una molletta dalla treccia che si disfò.
Ci pensai, a cosa facevo lì.
Ci pensai a come c'ero arrivata, lì.
Poi d'un tratto, sfogliando con lo sguardo i barattoli in fondo e quelli in bella vista, quelli danneggiati e ammaccati, mi ricordai che sapevo dov'era mia sorella.
In effetti credevo d'essermi mescolata troppo alla ressa, di aver toccato troppi oggetti e d'essermi persa.
Poi sempre in un sobbalzo di pensiero, mi resi conto che mia sorella era lì: la schiena che avevo avuto di fronte per tutto quel tempo era proprio la sua.
In effetti mia sorella era lì a confrontare con un'amica quale fosse il migliore dei frollini in rapporti gusto/grassi.
Ed io ero rimasta seduta nel carrello ogni istante del tanto tempo trascorso.
Eppure ancora una cosa non mi era chiara. Dov'era mia sorella?

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